V Domenica dopo l'Epifania trasferita dopo Pentecoste
Fino alla mietitura
Santa Margherita da Cortona, nel Duecento, trascorse diversi anni della sua giovinezza lontana da Dio. Viveva more uxorio con un nobile di Montepulciano, dal quale aveva avuto un figlio, e la sua vita sembrava ormai aver preso quella direzione. Poi quell’uomo venne ucciso. Margherita fu profondamente scossa; arrivò a Cortona, si avvicinò ai Francescani e cominciò una conversione radicale. La donna che molti avrebbero potuto giudicare soltanto per il suo passato divenne penitente, servì i malati, aiutò i poveri e fondò un ospedale. Morì nel 1297 e la Chiesa oggi la venera come santa.
La sua vita ci aiuta a capire una parola sorprendente del Vangelo di oggi: «Lasciate che l’uno e l’altra crescano insieme fino alla mietitura».
Noi abbiamo fretta di distinguere, classificare, giudicare. Dio invece sa aspettare.
E l’Introito ci rivela che cosa c’è nel cuore di Dio: Dicit Dóminus: Ego cógito cogitatiónes pacis, et non afflictiónis: invocábitis me, et ego exáudiam vos — «Dice il Signore: Io penso pensieri di pace e non di afflizione; mi invocherete e io vi esaudirò». È bellissimo: mentre noi vediamo il disordine del campo, Dio dice: «Io penso pensieri di pace».
San Paolo riprende la stessa parola nell’Epistola: «La pace di Cristo regni nei vostri cuori». E subito ci dice come questa pace diventa concreta: misericordia, bontà, umiltà, pazienza; sopportarsi a vicenda e perdonarsi, come il Signore ha perdonato noi. Perché vivere in mezzo alla zizzania richiede molta pazienza.
Nel Vangelo il padrone ha seminato buon seme. Durante la notte viene il nemico e semina la zizzania. Quando tutto cresce, i servi domandano: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». Sembrerebbe la cosa più logica. Il padrone invece risponde: «No, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, sradichiate con essa anche il grano».
Cristo non dice che il bene e il male siano la stessa cosa. Alla fine vi sarà una mietitura e vi sarà una separazione. Il giudizio esiste. Ma quel giudizio appartiene a Dio. Noi vediamo un momento della vita di una persona; Dio vede tutta la sua storia. Noi vediamo ciò che è oggi; Dio vede anche ciò che la grazia può farne domani.
Sant’Agostino, commentando proprio questa parabola, dice qualcosa di straordinario: chi oggi è zizzania, domani può diventare grano. Santa Margherita da Cortona ne è la prova.
Ma c’è anche un’altra applicazione. Il campo non è soltanto il mondo o la Chiesa: il campo è anche il nostro cuore. Dentro di noi crescono insieme desideri buoni e inclinazioni cattive, generosità e egoismo, fede e debolezza. E qualche volta ci scoraggiamo perché vorremmo vedere immediatamente un campo perfetto. Dio invece lavora con pazienza.
Il Graduale canta: Liberásti nos, Dómine, ex affligéntibus nos — «Ci hai liberati, Signore, da coloro che ci affliggevano».
E subito l’Alleluia fa salire una preghiera dalle profondità: De profúndis clamávi ad te, Dómine: Dómine, exáudi oratiónem meam — «Dal profondo ho gridato a te, Signore: Signore, ascolta la mia preghiera».
La santità non consiste nel non avere più nessuna lotta. Consiste nel continuare a gridare a Dio dal profondo, lasciando che sia Lui a liberare, purificare, far maturare il buon grano.
Lo stesso De profundis ritorna all’Offertorio. È significativo: mentre il pane e il vino vengono portati all’altare, la Chiesa porta con essi anche ciò che non riesce a risolvere — il male che non comprende, le persone difficili, le proprie debolezze. Non tutto può essere risolto subito; tutto però può essere offerto. Là dove saremmo tentati di giudicare o di strappare, la Chiesa ci insegna anzitutto a pregare.
Alla Comunione, invece, il grido diventa fiducia: Amen dico vobis, quidquid orántes pétitis, crédite quia accipiétis, et fiet vobis — «In verità vi dico: tutto ciò che domandate pregando, credete di ottenerlo e vi sarà dato». Abbiamo gridato dal profondo; ora Cristo ci chiede di credere che il Padre ascolta. Non necessariamente secondo i nostri tempi: la parabola della zizzania ci ha appena insegnato che Dio sa aspettare. Possiamo quindi continuare a pregare anche per una conversione che ancora non vediamo, per una situazione che sembra immobile, per una persona sulla quale saremmo tentati di non sperare più.
Allora questa settimana possiamo fare tre cose molto concrete.
Prima: non pronunciamo sentenze definitive su nessuno. C’è una persona sulla quale abbiamo ormai messo un’etichetta? Ricordiamoci che Dio non ha ancora terminato il suo lavoro.
Seconda: quando vediamo un difetto negli altri, trasformiamo almeno una volta il giudizio in preghiera. Prima di parlarne, diciamo: «Signore, aiutalo. E abbi misericordia anche di me».
Terza: non scoraggiamoci per la zizzania che troviamo dentro di noi. Combattiamola, certamente; ma continuiamo soprattutto a coltivare il grano: una virtù, una buona abitudine, un atto di carità ripetuto con fedeltà.
Santa Margherita ci ricorda che una vita non si giudica a metà strada.
La mietitura verrà. Il bene e il male saranno finalmente separati. Ma fino ad allora il Signore ci chiede di vivere nella verità senza usurpare il suo giudizio, di combattere il male senza perdere la pace, e soprattutto di non smettere mai di credere che la grazia possa ancora trasformare la zizzania in grano.
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