III Domenica dopo Pentecoste
(nell'ottava del Sacro Cuore)
Il Cuore che cerca
Chi vive con le pecore sa che una pecora smarrita difficilmente ritrova da sola la strada dell’ovile. Può continuare a muoversi, può persino allontanarsi ancora di più, ma raramente riesce a tornare senza essere cercata. Per questo, nella parabola evangelica, il centro non è la bravura della pecora nel ritrovare il cammino, ma la fedeltà del pastore che va a cercarla.
La liturgia di questa domenica entra proprio qui: non nel peccato spettacolare, ma nello smarrimento reale; non nell’anima che nega Dio, ma nell’anima che si è allontanata dal calore dell’ovile, dall’intimità con il Signore, dalla fiducia semplice di chi sa di essere custodito.
Molti uomini immaginano Dio come un giudice severo che aspetta di sorprendere il peccatore in fallo. Ma il Vangelo di oggi mostra qualcosa di diverso. Certamente Dio è giusto; l’Alleluia ce lo ricorda: «Dio è giudice giusto, forte e paziente». La sua giustizia esiste e non è una finzione. Ma proprio perché è vera, non è fredda. È la giustizia di un Padre che vuole salvare.
L’Introito ci mette subito sulla bocca le parole del peccatore che ha finalmente compreso la propria miseria: «Volgiti a me e abbi pietà di me, perché sono solo e povero». È una delle preghiere più belle del Salterio. Colpisce soprattutto quel termine: pauper sum ego. Non soltanto peccatore, ma povero. Come se Davide avesse capito che il peccato, prima ancora di essere una colpa, è una miseria. È la povertà di chi si è allontanato dalla sorgente della vita.
Questa consapevolezza attraversa tutta l’Epistola. San Pietro non nega l’esistenza delle prove. Parla del demonio come di un leone ruggente che cerca chi divorare. Ma subito aggiunge qualcosa che cambia tutto: «Gettate in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi». Non dice: abbiate cura di voi stessi. Dice: lasciate che sia Lui a portarvi.
Il Graduale riprende le stesse parole: «Getta sul Signore la tua preoccupazione ed egli stesso ti sosterrà». È l’esperienza della Chiesa. Per questo il versetto aggiunge: «Ho gridato al Signore ed egli mi ha esaudito». La fede cristiana non nasce da un ragionamento astratto; nasce dall’incontro con una misericordia che ha già risposto.
Sant’Ambrogio osservava che il Signore non si stanca di cercare l’uomo, mentre l’uomo si stanca facilmente di cercare Dio. È una frase che potrebbe riassumere tutto il Vangelo di oggi.
La pecora smarrita e la dramma perduta hanno una caratteristica comune: entrambe sono incapaci di salvarsi da sole. La pecora non trova la strada del ritorno. La moneta non può rialzarsi da terra. Tutta l’iniziativa appartiene a chi cerca.
Ed è qui che il Sacro Cuore, che abbiamo celebrato Venerdì scorso, illumina magnificamente questa domenica. Non siamo noi i protagonisti della conversione. Il protagonista è Cristo che cerca.
San Francesco Saverio raccontava che durante le sue missioni in Oriente spesso terminava la giornata senza voce per aver predicato e catechizzato per ore. Ma ciò che lo consumava non era la fatica del lavoro. Scriveva nelle sue lettere che il suo dolore più grande era pensare a quanti ancora non conoscevano l’amore di Cristo. Non riusciva a rassegnarsi all’idea che delle anime andassero perdute senza aver incontrato il Salvatore. Era una piccola partecipazione allo zelo stesso del Cuore di Gesù.
L’Alleluia sviluppa ulteriormente questa verità. Dio è forte, Dio è giudice, ma Dio è anche paziente. La pazienza divina non è debolezza. È amore che attende. San Giovanni Crisostomo dice che Dio rimanda spesso il castigo non perché approvi il male, ma perché spera ancora nella conversione del peccatore.
Quanto è consolante pensarlo. Molte volte guardiamo la nostra vita e vediamo solo lentezze, cadute, incoerenze. Eppure Dio continua ad aspettare. Continua a cercare. Continua a bussare.
L’Offertorio allora diventa quasi la risposta dell’anima che finalmente si lascia trovare: «Sperino in te quelli che conoscono il tuo nome, perché tu non abbandoni coloro che ti cercano». Non è una speranza vaga. È la certezza che il Signore non dimentica il grido dei poveri.
Santa Margherita Maria Alacoque, durante gli anni più difficili della sua vita religiosa, fu spesso fraintesa, umiliata e ostacolata. Eppure continuava a ripetere che il Cuore di Gesù non delude mai chi si affida a Lui. Non perché risolva immediatamente ogni problema, ma perché non abbandona mai chi gli appartiene.
Arriviamo così alla Comunione, dove la liturgia raccoglie tutto in una parola inattesa: «Vi è gioia presso gli angeli di Dio per un solo peccatore che fa penitenza».
Qui il Vangelo raggiunge il suo punto più alto. Cristo non dice soltanto che il peccatore viene perdonato; dice che il suo ritorno diventa motivo di gioia per il cielo. La penitenza, agli occhi di Dio, non è anzitutto una scena triste: è il momento in cui una creatura perduta viene ritrovata, e il Cuore del Pastore può finalmente rallegrarsi.
Noi spesso immaginiamo il ritorno del peccatore come la fine di una causa giudiziaria. Cristo lo descrive come una festa. Gli angeli si rallegrano. Il cielo si rallegra. Il Cuore di Gesù si rallegra.
E forse questa è la verità più difficile da credere. Molti riescono ad ammettere che Dio possa tollerarli. Faticano invece a credere che Dio possa gioire di loro.
Ma il Vangelo afferma esattamente questo.
A questo punto la liturgia ci obbliga a una scelta concreta.
Forse qualcuno porta da anni un peccato che non riesce a lasciare. Forse qualcuno rimanda una confessione necessaria. Forse qualcuno si è lentamente allontanato dalla preghiera e dai sacramenti. Forse qualcuno si è convinto che sia ormai troppo tardi.
La parola di oggi dice il contrario.
Non è troppo tardi per la pecora smarrita. Non è troppo tardi per la dramma perduta. Non è troppo tardi per chiunque sia disposto a lasciarsi trovare.
Perciò questa settimana compi un gesto preciso. Non un sentimento, non una buona intenzione. Un gesto.
Se devi confessarti, confessati.
Se hai interrotto la preghiera, riprendila.
Se porti nel cuore un rancore, scioglilo.
Se sai dove ti sei allontanato dal Signore, torna da lì.
Perché il centro del Vangelo non è che l’uomo può smarrirsi: questa è una verità antica quanto il peccato. La vera buona notizia è che esiste un Pastore che continua a cercarlo, e un Cuore che non si rassegna a perderlo.
©️ - Amicitia Liturgica

