top of page

Domenica in Albis

«Non essere incredulo, ma credente»

Se Cristo è davvero risorto, perché la fede resta così fragile? Perché basta una prova, una delusione, un dolore, e subito torniamo a ragionare come se tutto dipendesse ancora da noi? Questa è la domanda che la liturgia di oggi ci mette davanti, con una forza sorprendente: non basta aver visto la Pasqua, bisogna entrarci davvero.

All’Introito, la Chiesa non ci parla da maestra severa, ma da madre: «Come bambini appena nati… desiderate il latte spirituale». È un’immagine dolcissima, ma anche molto esigente. Perché ci dice che la vita cristiana non è qualcosa di acquisito una volta per tutte. Anche dopo Pasqua, anche dopo aver ricevuto la grazia, noi siamo ancora all’inizio. Siamo vivi, sì, ma fragili. Abbiamo ricevuto una vita nuova, ma questa vita deve crescere.

E qui sta un punto decisivo: la fede non è un possesso statico, è una vita che deve essere nutrita. Senza nutrimento, muore. Per questo la Chiesa ci indica subito il “latte senza mistura”: la Parola di Dio e l’Eucaristia. Non come devozioni opzionali, ma come ciò senza cui la vita nuova non regge.

San Pier Giuliano Eymard, all’inizio della sua vocazione eucaristica, attraversò anni di aridità e incomprensioni. Non sentiva nulla, non vedeva frutti. Eppure non abbandonò mai il “nutrimento”: rimase fedele all’adorazione e alla Messa quotidiana. E proprio lì, in quella fedeltà apparentemente povera, la sua fede crebbe fino a diventare una delle più luminose testimonianze eucaristiche della Chiesa. È così che funziona la vita nuova: cresce non con emozioni straordinarie, ma con un nutrimento costante.

Dopo questo invito materno, la liturgia fa un passo avanti. Prima ancora del Vangelo, ci mette sulle labbra due Alleluia che sono come una chiave di lettura.

Nel primo, la Chiesa ricorda una parola di Cristo: «Vi precederò in Galilea». È sorprendente: una parola detta prima della Passione, quando tutto sembrava perduto, viene ora cantata nella luce della Risurrezione. È come dire: nulla è sfuggito, nulla è stato casuale. Cristo non è stato travolto dagli eventi; li ha attraversati sapendo dove conducevano. E questo cambia tutto: anche nella nostra vita, ciò che appare confuso o doloroso può essere già dentro un disegno che ci precede.

Nel secondo Alleluia, invece, entriamo direttamente nella scena evangelica: «A porte chiuse, Gesù si presentò… e disse: Pace a voi». È un dettaglio decisivo. Le porte sono chiuse, i discepoli sono ancora nella paura, eppure Cristo entra. La Risurrezione non elimina immediatamente la fragilità dei discepoli; entra dentro di essa.

E qui il Vangelo si apre nella sua forza: Tommaso. L’uomo che non si accontenta. L’uomo che vuole vedere, toccare, verificare. Spesso lo giudichiamo, ma in realtà Tommaso ci rappresenta molto bene. Anche noi crediamo, ma fino a un certo punto. Anche noi diciamo di fidarci, ma poi vogliamo prove, segni, sicurezze.

Eppure Cristo non lo respinge. Non lo umilia. Gli va incontro: «Metti la tua mano… e non essere incredulo, ma credente». È una delle parole più tenere e più forti del Vangelo. Non è un rimprovero duro: è un invito deciso. Come se dicesse: non fermarti a metà. Non restare sospeso tra fede e incredulità. Decidi.

Questo passaggio lo visse in modo impressionante il beato Charles de Foucauld. Per anni rimase in una ricerca inquieta, incapace di credere davvero. Ma quando incontrò la testimonianza semplice di un sacerdote e si mise in ginocchio per confessarsi, fece il salto: non aveva tutte le risposte, ma si fidò. E da quel momento la sua vita cambiò radicalmente. Non perché tutto fosse chiaro, ma perché aveva scelto di credere.

E allora comprendiamo meglio anche l’Epistola: «Questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede». Non le nostre capacità, non la nostra coerenza perfetta, ma la fede. Cioè l’atto con cui ci appoggiamo a Cristo più che a noi stessi.

L’Offertorio ci riporta poi a una visione più ampia: la terra che trema e poi si acquieta quando Dio si leva. È un’immagine potente. La Risurrezione non è un fatto privato, è un evento cosmico. Il mondo vecchio è scosso, ma non ha più l’ultima parola. E la pace che segue non è semplice tranquillità: è la pace di chi sa che Cristo ha già vinto.

Infine, alla Comunione, tutto diventa personale: «Metti la tua mano… e sii fedele». Qui non siamo più spettatori. Il Cristo risorto viene in noi. Non ci dice solo di credere: ci dà la forza per credere. L’Eucaristia non è un simbolo consolante, è il luogo in cui la fede cresce davvero.

San Pasquale Baylón, davanti al Santissimo, non faceva discorsi complicati. Rimaneva lì, in silenzio, con uno sguardo pieno di fede. E chi lo vedeva capiva che per lui Cristo era realmente presente. Non un’idea, ma una presenza viva. È questo che la Comunione vuole fare in noi: portarci da una fede teorica a una fede reale.

E allora la conclusione non può che essere semplice e concreta.

Anzitutto, nutri la tua fede. Se non dai tempo alla Parola di Dio e all’Eucaristia, la tua vita cristiana si svuota inevitabilmente. Non è una questione di sensibilità, ma di sopravvivenza spirituale.

Poi, fai un atto di fede vero. Non aspettare di “sentire di più” o di “capire tutto”. Decidi di fidarti di Cristo anche dove non vedi.

Ancora, smetti di vivere a metà. Tommaso è diventato credente quando ha smesso di restare sospeso. Anche tu devi scegliere: o ti fidi, o resti chiuso.

Infine, lascia che l’Eucaristia ti cambi. Non riceverla come un gesto abituale. Fermati, ringrazia, chiedi luce. Se Cristo vivo entra in te, qualcosa deve cambiare.

Perché questo è il punto decisivo: Cristo risorto non cerca spettatori convinti, ma uomini trasformati. E la domanda di oggi è una sola: tu stai ancora chiedendo prove… o stai finalmente iniziando a credere davvero?

©️ - Amicitia Liturgica

Code whatsapp amicitia liturgica edizioni.png
8385678-whatsapp-social-media-icon-symbol-logo-design-illustrazione-gratuito-vettoriale.jp

Iscriviti al canale Whatsapp

Amicitia Liturgica Edizioni

QR Amicizia Liturgica.jpg
telegram-logo-computer-icons-png-favpng-EDAutZn5kb5zQ1mEzeeUmBzJY.jpg

Iscriviti al canale Telegram

Amicitia Liturgica Edizioni

Grazie per la tua iscrizione alla nostra newsletter.

bottom of page