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Santo Natale - Messa della notte
«Oggi ti ho generato»

La liturgia della notte di Natale si apre con una parola solenne, quasi sussurrata nel silenzio:
«Tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato».

È una parola che viene dall’eternità, ma che questa notte risuona nel tempo. Il Salmo II, che la Chiesa pone all’inizio della celebrazione, è interamente messianico: è Cristo stesso che parla, rivelandoci il mistero della sua origine. Egli è il Figlio generato dal Padre, non creato, generato nell’“oggi” eterno di Dio, là dove non c’è passato né futuro, ma un presente che non tramonta.

E tuttavia, questo oggi eterno tocca la nostra storia. A Betlemme, nella notte, il Figlio eterno viene realmente al mondo: nasce dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. L’hodie dell’eternità diventa l’oggi della carne, il giorno preciso in cui Dio entra nel tempo senza cessare di essere eterno. In quella mangiatoia non c’è solo un bambino: c’è il Verbo generato dal Padre, che ora si lascia generare anche come uomo.

Ma la liturgia va ancora più in profondità. Cristo non è mai solo. Non è mai senza il suo Corpo. Quando il Padre genera il Figlio nell’eternità, nello stesso atto lo costituisce Capo e Salvatore dell’umanità. In Lui, prima ancora che il mondo fosse, ciascuno di noi è stato pensato, voluto, predestinato a essere figlio nel Figlio. Per questo, quando Cristo nasce nella notte di Natale, in un certo modo nasciamo anche noi con Lui.

Questa nascita, che nel Battesimo diventa reale ed efficace, non è un evento del passato: è un processo che continua. Ogni grazia ricevuta, ogni incontro vero con Cristo, ogni comunione eucaristica fa crescere in noi la vita divina. Il Natale non è solo memoria: è offerta attuale di vita. Se accogliamo la grazia che Cristo porta, il nostro essere figli di Dio si approfondisce. E allora quella parola misteriosa — «oggi ti ho generato» — diventa personale, rivolta a ciascuno di noi.

Mentre tutto questo avviene nel silenzio, il Salmo ci mostra l’altro volto del mondo: il fremito inutile dei popoli, l’agitazione vana, l’odio che si organizza contro il Signore e il suo Cristo. Già alla nascita di Gesù, il potere si mette in movimento: l’ambizione di Cesare, la violenza di Erode. È il rumore del mondo che si oppone al silenzio fecondo di Dio. E questa opposizione continua ancora oggi.

La liturgia ci chiede allora di scegliere dove stare: nel rumore sterile dell’agitazione o nel silenzio dove Dio genera la vita. La ripetizione dell’antifona — «Tu sei mio Figlio» — afferma che, nonostante tutto, la parola generatrice di Dio non si interrompe, la sua fedeltà non vacilla, la sua opera non viene sconfitta.

Fratelli e sorelle, questa notte la Chiesa presta la sua voce al Dio-bambino. Ma, nello stesso tempo, riconosce di essere il Cristo che continua nel mondo. Cantando la nascita del Figlio, essa canta anche la propria nascita nella misericordia del Padre, qui e ora, nei suoi membri.

Accogliamo allora il dono di questo oggi. Lasciamoci generare di nuovo da Dio. E nel silenzio di questa notte santa, permettiamo alla grazia di farci diventare un po’ più figli, un po’ più vivi, un po’ più conformi al Figlio che nasce per noi.

©️ - Amicitia Liturgica

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