Mercoledì delle ceneri
La cenere e la misericordia: oggi comincio
La Chiesa oggi ci fa iniziare la Quaresima con un gesto tanto povero quanto decisivo: la cenere. Un tempo, questo giorno aveva un volto ancora più austero: i penitenti pubblici venivano radunati, segnati con la cenere e inviati a vivere un tempo di riparazione e di silenzio, spesso fino al Giovedì Santo. Non era teatro: era una medicina. E la liturgia di oggi conserva quello stesso spirito: invocazione della misericordia, ma anche energia di conversione, decisione di cambiare.
L’antifona Exaudi nos mette subito sulle nostre labbra la preghiera che salva: «Ascoltaci, Signore… secondo l’abbondanza della tua misericordia, volgiti a noi». È un grido che nasce dal fondo: «le acque sono entrate fino all’anima mia». Quante volte lo sentiamo vero: non solo per i peccati clamorosi, ma per le stanchezze, le tiepidezze, i compromessi che ci hanno “allagato” dentro. Eppure la Chiesa ci fa chiedere non ciò che meritiamo, ma ciò che Dio è: bontà e misericordia.
Poi, mentre le ceneri vengono imposte, l’antifona Immutemur ci mette davanti un programma concreto: «Cambiamo il nostro abito… digiuniamo e piangiamo davanti al Signore». Non è gusto del dolore: è realismo spirituale. Cambiare abito significa cambiare vita. E qui la liturgia è chiarissima: la penitenza vera non è solo un sentimento; è una scelta, una rottura con ciò che ci incatena.
A questo punto entra l’Introito della Messa, che è uno dei testi più consolanti di tutto l’anno: «Tu hai pietà di tutti, Signore, e non odi nulla di ciò che hai fatto…». Dio non prova disgusto per l’uomo: Dio non odia la sua creatura. Odia il male che la distrugge, ma ama l’uomo che vuole guarire. E la frase decisiva è questa: Dio “dissimula i peccati a motivo della penitenza”. Non perché il peccato sia poca cosa; ma perché, quando l’uomo si umilia, Dio si lascia vincere.
Pensiamo a come i santi hanno preso sul serio questo inizio di Quaresima. San Carlo Borromeo, durante la peste di Milano, volle richiamare tutti alla conversione non con discorsi, ma con un esempio pubblico di penitenza: la tradizione iconografica lo rappresenta a piedi nudi, con il crocifisso e una corda al collo, proprio per ricordare quel servizio e quelle processioni di supplica in tempo di flagello. Non era superstizione: era fede concreta, che riconosceva come la prima liberazione è essere strappati al peccato.
E insieme ai santi “grandi”, pensiamo a quelli nascosti. Il Curato d’Ars, san Giovanni Maria Vianney, passava ore e ore nel confessionale: non perché fosse un uomo duro, ma perché credeva che la misericordia di Dio dovesse essere incontrata sacramentalmente. La Quaresima per lui non era un tema: era la salvezza delle anime, una per una.
Ecco allora il cuore di oggi: non rimandare. Il responsorio Emendemus durante l’imposizione delle ceneri, lo dice con parole che fanno tremare: «Ripariamo con una vita migliore… affinché, colti dal giorno della morte, non cerchiamo il tempo della penitenza senza poterlo trovare». Non è pessimismo: è sapienza. La vita passa. Il peccato indurisce. La grazia chiama oggi.
Il Graduale ci rimette sulle labbra la fiducia: «Abbi pietà di me, o Dio… perché in te confida l’anima mia». E il Tratto scende ancora più in profondità: «Signore, non trattarci secondo i peccati… aiutaci… per la gloria del tuo nome liberaci». Notate: non è una pretesa; è un appello al Nome di Dio, cioè alla sua fedeltà. Quando tutto in noi è povero, resta questo: Dio è Dio.
Poi, all’Offertorio, accade qualcosa di decisivo: la Chiesa ringrazia. «Ti esalterò, Signore, perché mi hai rialzato… ho gridato a te e mi hai guarito». È già la fede pasquale che spunta: chi entra nella Quaresima con verità, comincia già a essere guarito.
Infine, alla Comunione, la liturgia ci dà una regola semplicissima: «Chi mediterà la legge del Signore giorno e notte darà frutto». Quaresima è questo: tenere la mente e il cuore su Dio, lasciando che la sua Parola e l’Eucaristia facciano in noi ciò che da soli non sappiamo fare.
Allora, concretamente, prendiamo oggi una decisione:
-
una confessione vera, non generica;
-
un digiuno reale, che tocchi qualcosa che ci costa;
-
un’opera di carità, fatta nel segreto;
-
un tempo quotidiano di Parola, anche breve, ma fedele.
E quando riceveremo la cenere, diciamo nel cuore: Signore, ecco la mia povertà; ma ecco anche la tua misericordia. Non voglio restare come sono. Oggi comincio.
©️ - Amicitia Liturgica

