top of page

La Santa Famiglia

Nazaret, la scuola nascosta della santità

La liturgia della Santa Famiglia non ci conduce oggi verso gesti straordinari, ma ci riporta a Nazaret, nella vita quotidiana, silenziosa, apparentemente povera di eventi. E proprio qui la Chiesa ci insegna dove si gioca, ordinariamente, la nostra santificazione.

L’Introito canta la gioia del padre e della madre del Giusto. Non è solo un elogio rivolto a Maria e Giuseppe; è una rivelazione: Dio ha voluto che il suo Figlio crescesse all’interno di una famiglia vera, fatta di autorità, di obbedienza, di lavoro, di attese e di rinunce. Il Verbo eterno non ha disdegnato di imparare a parlare, a lavorare, a pregare sotto lo sguardo di due creature. Qui è già tracciata una lezione per noi: Dio non ci salva sottraendoci alla vita ordinaria, ma abitando ciò che siamo chiamati a vivere ogni giorno.

Il Graduale dà voce a un desiderio unico: «Abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita». Questo desiderio, in Maria e Giuseppe, si è compiuto in modo sorprendente: Dio abitava realmente sotto il loro tetto. Ma la Chiesa fa suo questo canto perché anche noi, uniti a Cristo, siamo ormai della stessa famiglia. Santità non significa fare cose eccezionali, ma rimanere dove Dio ci ha posti, vivendo ogni cosa alla sua presenza.

San Francesco di Sales, parlando della vita cristiana, diceva che molti vorrebbero essere santi facendo opere grandi, ma pochi accettano di diventarlo sopportando con pazienza le piccole contrarietà quotidiane. Nazaret è precisamente questo: la fedeltà nelle cose piccole, ripetute, nascoste.

L’Alleluia proclama: «Tu sei veramente un Re nascosto». Cristo regna non imponendosi, ma obbedendo; non dominando, ma servendo. Trenta anni di silenzio non sono un tempo vuoto, ma il fondamento invisibile della Redenzione. Quante volte anche noi siamo tentati di pensare che una vita che non si vede, che non produce risultati immediati, sia inutile. La Santa Famiglia ci insegna il contrario: ciò che è nascosto agli uomini è spesso ciò che ha più valore davanti a Dio.

Si racconta che san Giuseppe Moscati, medico e santo, tornasse ogni sera a casa stanco, dopo giornate estenuanti tra ospedali e poveri. Quando gli chiesero come riuscisse a perseverare, rispose semplicemente che offriva a Dio ogni paziente come se fosse Gesù stesso. Nessun gesto clamoroso, ma una vita interamente offerta.

L’Offertorio ci mostra Maria e Giuseppe che portano Gesù al tempio per offrirlo al Signore. È un gesto semplice, ma definitivo: il Figlio non appartiene a loro, è di Dio. Ogni famiglia cristiana è chiamata, in qualche modo, a compiere lo stesso atto: non trattenere, non possedere, ma consegnare a Dio ciò che ama di più. Anche noi, nel momento dell’offerta eucaristica, siamo invitati a deporre sull’altare la nostra vita, così com’è, senza condizioni.

Infine, la Comunione ci riporta al cuore del mistero: «Ed era loro sottomesso». Dio obbedisce. Qui si misura la grandezza della Santa Famiglia e la verità della nostra fede. L’obbedienza di Cristo non è una rinuncia alla libertà, ma l’espressione più alta dell’amore. È la via attraverso cui anche noi siamo trasformati.

Un anziano monaco diceva che la santità non consiste nel fare sempre ciò che si vuole, ma nel voler ciò che Dio permette. Nazaret è la scuola di questa libertà interiore.

La Santa Famiglia non è un modello irraggiungibile, ma una via possibile: vivere con Cristo, offrirsi con Lui, accettare di essere nascosti in Lui. In questa fedeltà silenziosa, Dio continua oggi a operare le sue meraviglie.

©️ - Amicitia Liturgica

Code whatsapp amicitia liturgica edizioni.png
8385678-whatsapp-social-media-icon-symbol-logo-design-illustrazione-gratuito-vettoriale.jp

Iscriviti al canale Whatsapp

Amicitia Liturgica Edizioni

QR Amicizia Liturgica.jpg
telegram-logo-computer-icons-png-favpng-EDAutZn5kb5zQ1mEzeeUmBzJY.jpg

Iscriviti al canale Telegram

Amicitia Liturgica Edizioni

Grazie per la tua iscrizione alla nostra newsletter.

bottom of page