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Festa di tutti i Santi

Il cielo è pieno

San Gregorio magno racconta che una notte, a Montecassino, san Benedetto vegliava in preghiera mentre i monaci dormivano. All’improvviso vide una luce straordinaria squarciare le tenebre e, dentro quella luce, il mondo intero quasi raccolto in un unico raggio. Poi vide l’anima di Germano, vescovo di Capua, portata dagli angeli verso il cielo. Poco dopo si seppe che il vescovo era morto proprio in quell’ora.

Per un istante san Benedetto vide ciò che normalmente i nostri occhi non vedono: il cielo non è vuoto.

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Oggi la Chiesa apre quasi una finestra sull’eternità e ci mostra quella «moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua». Apostoli e martiri, vergini e confessori, grandi santi conosciuti da tutti e una moltitudine sterminata di uomini e donne dei quali sulla terra nessuno ricorda più il nome. Tutti vivono in Cristo. È ciò che sant’Agostino chiamava il Cristo totale: Cristo Capo e, unite a Lui, tutte le sue membra glorificate.

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Per questo l’Introito non comincia con una supplica, ma con un’esplosione di gioia: Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre Sanctórum ómnium: de quorum solemnitáte gaudent Angeli, et colláudant Fílium Dei — «Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando questo giorno di festa in onore di tutti i Santi: della loro solennità gioiscono gli Angeli e lodano insieme il Figlio di Dio». Rallegriamoci. Perché quello che contempliamo nei santi è ciò che Dio vuole compiere anche in noi. Ognissanti non è la festa di una classe privilegiata di cristiani eccezionali: è la festa della nostra destinazione.

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Il Graduale sembra allora farci giungere dal cielo la voce stessa dei santi: Timéte Dóminum, omnes sancti ejus: quóniam nihil deest timéntibus eum — «Temete il Signore, voi tutti suoi santi, perché nulla manca a coloro che lo temono». Quel timore non è paura: è amore filiale, è mettere Dio al primo posto. I santi ci dicono, dalla loro esperienza ormai compiuta: cercate Dio e non avrete perduto nulla. Quante cose abbiamo paura di perdere se prendiamo sul serio il Vangelo! E loro, che ormai possiedono Dio, ci assicurano che nulla manca a chi possiede Lui.

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Poi, nell’Alleluia, non sono più i santi a parlare. È Cristo stesso: Veníte ad me, omnes qui laborátis et oneráti estis: et ego refíciam vos — «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò». Guardando i santi potremmo scoraggiarci: loro così grandi, noi così poveri. Ma Gesù non dice: «Diventate santi e poi venite a me». Dice: «Venite a me». È andando a Lui che si diventa santi.

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E il Vangelo ci mostra la strada: le Beatitudini.Beati i poveri in spirito. Beati i miti. Beati quelli che piangono. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia. Beati i misericordiosi, i puri di cuore, i pacifici, i perseguitati. Questa è la biografia più breve di tutti i santi. Non hanno avuto tutti la stessa vocazione, lo stesso carattere, gli stessi doni. Ma in ciascuno una Beatitudine è diventata carne. C’è chi ha vissuto la povertà, chi la misericordia, chi la purezza, chi la pace, chi la persecuzione. I santi sono il Vangelo diventato vita.

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All’Offertorio la Chiesa ci fa già contemplare il loro destino: Justórum ánimæ in manu Dei sunt, et non tanget illos torméntum malítiæ… illi autem sunt in pace — «Le anime dei giusti sono nella mano di Dio e non le toccherà il tormento della malizia… essi sono nella pace». Agli occhi del mondo sono morti. Per Dio, invece, sono più vivi che mai. Sono nella sua mano, nella pace, nella pienezza della vita.

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San Bernardo, predicando proprio per Ognissanti, si chiedeva a che servisse onorare i santi. E rispondeva che non sono loro ad aver bisogno dei nostri onori: siamo noi ad aver bisogno di guardarli, perché il loro ricordo accenda in noi un grande desiderio.

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Ecco forse la grazia da chiedere oggi: desiderare il cielo un po’ di più.

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Questa settimana scegliamo un santo che conosciamo poco e leggiamo qualche pagina della sua vita. Poi scegliamo una Beatitudine e proviamo a viverla in un gesto preciso: fare pace con qualcuno, rinunciare a una parola dura, compiere un atto di misericordia, accettare una contrarietà senza lamentarci. Infine, davanti a una scelta, facciamoci una domanda semplice: questo mi avvicina o mi allontana dal cielo?

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Alla Comunione la Chiesa canta: Beáti mundo corde, quóniam ipsi Deum vidébunt — «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Ecco la santità nella sua forma più semplice: vedere Dio.

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San Benedetto, per un istante, vide una luce aprirsi nella notte. Oggi la Chiesa ci dice che quella luce è la nostra patria. Il cielo è pieno. I santi sono arrivati. E il posto che Dio ha preparato per noi non deve rimanere vuoto.

©️ - Amicitia Liturgica

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